Software Libero e non informatici

Quando si affronta l'argomento del software libero con qualcuno che non fa parte dell'ambiente, di solito si tenta di rassicurarlo dicendo che può comunque trovare tutti quei programmi che è abituato ad usare, come un word processor, un browser o un client di posta elettronica, ma in più sono liberi. Tutto ciò è meraviglioso, ma è davvero tutto qui? A parte l'idea astratta della maggiore libertà, il software libero non può veramente offrire nessun altro valore aggiunto?

La risposta a questa domanda è sicuramente positiva. Il software libero può offrire molto anche ai settori che non sono strettamente legati all'informatica. Se nei comuni programmi il software libero tiene agevolmente il passo e qualche volta è persino leggermente superiore, ci sono aree in cui il software proprietario non è solo indietro, è semplicemente non in grado di competere.

Un passo indietro nel tempo

All'inizio degli anni '90, un giovane studente dell'Università di Helsinki, Linus Torvalds, che come tutti gli studenti aveva più tempo che denaro, decise di iniziare a scrivere un sistema operativo, anziché comprarsene uno già fatto, e come modello scelse Minix, un clone didattico di Unix scritto da Andy Tanenbaum. Più o meno nello stesso periodo rinasceva, dopo complicate vicende giudiziare, un altro erede di Unix, il 4.4BSD, che avrà una discreta fortuna nel software libero, principalmente nelle sue tre incarnazioni FreeBSD, OpenBSD e NetBSD. Dall'altro lato della cattedra, oltre al già citato Tanenbaum, anche Douglas Comer scrisse un sistema operativo didattico basato su Unix, Xinu. Qualche anno prima, Richard Stalmann aveva iniziato il progetto GNU, e anche lui aveva scelto come modello Unix.

Perché? Non mancavano certo altre idee: in quel periodo, erano già nati più o meno tutti i sistemi operativi ora più diffusi e il loro modello di interfaccia utente (all'appello mancava solo Windows, ma il DOS era ben diffuso), oltre ad altri sistemi che ora sono quasi scomparsi. Tuttavia, i tre più grossi progetti di software libero scelsero tutti di ispirarsi a Unix e, come loro, due delle menti più brillanti dell'informatica.

Il primo motivo è che Unix era un sistema molto diffuso nelle università ed era molto studiato. Era naturale che uno studente come Torvalds decidesse di usarlo come modello, perlomeno all'inizio. In più, era un sistema operativo ideale per programmare, quindi era anche utile. Per quanto riguarda il BSD, era anche il sistema su cui era nata Internet e con cui era possibile comunicare (al contrario di quanto si crede, Linux aveva, all'inizio, notevoli problemi a riguardo).

Ma c'era una ragione per tutte queste cose, che è poi il vero motivo per cui Unix era stato scelto: era un progetto venuto bene al primo colpo. La sua struttura era semplice, funzionale e teneva conto delle vere esigenze dell'utente. La sua interfaccia era (ed è) pensata per essere usata, non per essere venduta. In più, per varie ragioni storiche, la sua evoluzione era il frutto di contributi anche molto diversi tra loro. I primi vagiti di Unix sono del 1969, dopodiché a questo sistema hanno contribuito enti, università, centri di ricerca, aziende, persone singole, tanto che, in una famosa causa tra l'Università di Berkeley e Novell, il giudice stabilì che nessuno poteva rivendicare la paternità (e quindi la proprietà) dell'intero codice.

L'uomo è un animale dotato di linguaggio

E proprio la sua filosofia è la vera forza di Unix e quello che gli ha permesso di sopravvivere per quasi quarant'anni senza dimostrarli minimamente.

Alla base della filosofia di Unix c'è un concetto che può sembrare scontato, ma purtroppo non lo è: è il sistema che è fatto per l'utente e non viceversa. Il computer è uno strumento utile quando svolge per conto dell'utente tutte le operazioni ripetitive e noiose che l'utente incontra normalmente nel suo lavoro.

Gianozia Orientale: DiniSWLNonInformatici2 (last edited 2009-05-27 15:34:41 by localhost)